Banca di Asti

Dalle azioni illiquide al crollo del valore: la crisi che ha coinvolto migliaia di piccoli azionisti della Banca di Asti.


  • Cassa di Risparmio di Asti S.P.A.

 

La banca è stata fondata a metà dell’Ottocento come cassa di risparmio locale per sostenere l’economia del territorio piemontese.

 

Nel 1992 si è trasformata in S.P.A.; negli anni successivi è cresciuta nel Nord Italia arrivando a contare oltre 200 filiali (la maggior parte in Piemonte), acquisendo anche il controllo di altri istituti(e.g., Biverbanca).

 

Non è quotata sui mercati regolamentati classici (e.g., Piazza Affari). I soci forti sono la Fondazione CR Asti e altri enti bancari/fondazioni locali.

 

La banca è solida e genera profitti, quindi i depositi dei correntisti (conti correnti e conti deposito) non corrono rischi.

 

Il problema colpisce esclusivamente chi ha firmato un contratto per diventare socio/azionista, ritrovandosi immobilizzato in un mercato troppo piccolo dove l’uscita d’emergenza è temporaneamente bloccata.

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  • La vicenda

 

Si puo’ comprendere come la crisi dell’azionario della Banca di Asti non sia un evento improvviso, ma il risultato del passaggio da un mercato locale “protetto” a regole di trasparenza europee molto più rigide, che hanno fatto emergere le criticità nei bilanci.

 

L’azione della Banca di Asti ha toccato il suo picco massimo storico di 16,10 euro nel 2014. Tra il 2014 e il 2020 le azioni hanno subito un fortissimo deprezzamento, perdendo circa la metà del loro valore. Il crollo (fino al -50%) ha colpito circa 20.000 piccoli azionisti, polverizzando quasi 200 milioni di euro di risparmi diffusi sul territorio.

 

Nelle banche popolari e nelle casse di risparmio non quotate in borsa, la compravendita delle azioni avveniva storicamente su mercati interni (c.d. “internalizzatori sistemici”), regolati dalla banca stessa. Fino a metà degli anni 2010, il valore delle azioni veniva stabilito annualmente dal Consiglio di Amministrazione sulla base del patrimonio netto e di criteri interni. Il titolo continuava a salire o restava stabile, dando ai risparmiatori una falsa percezione di sicurezza (“un investimento solido come un mattone”).

 

Con l’introduzione delle direttive europee sulla trasparenza (MiFID II), la Consob impone lo stop ai mercati interni “fatti in casa” dalle banche, dove il prezzo era artificiale e non c’era reale incontro tra domanda e offerta. Per garantire la liquidabilità, le azioni Banca di Asti sbarcano il 31 luglio 2017 (con un prezzo di partenza pari ad 11,20 euro per azione) sul mercato regolamentato multilaterale Vorvel (ex Hi-Mtf), dove sono attualmente presenti.

 

Qui emerge la dura realtà: a fronte di pochissimi acquirenti, migliaia di piccoli azionisti provano a vendere per monetizzare, ma gli ordini rimangono al palo. Senza controparti, il mercato si blocca o registra scambi minimi settimanali attraverso il meccanismo delle aste del venerdì. Il mercato resta caratterizzato da scambi ridotti e bassa volatilità, rendendo comunque complessa l’uscita rapida dall’investimento per grandi volumi.

 

Con il titolo bloccato e illiquido, le ispezioni di Banca d’Italia e le indagini della magistratura scoperchiano il problema dei crediti deteriorati (NPL). Il valore economico delle azioni negli anni successivi sul mercato Vorvel precipita drasticamente fino a un crollo anche fino al 50% rispetto ai valori storici di collocamento (assestandosi attualmente intorno ai 7,75 euro).

 

Sono circa 192 milioni di euro di risparmi andati in fumo.

 

 


  • Cosa fare adesso

 

È necessario muoversi in maniera urgente: il termine di prescrizione decennale per chiedere i danni da eventuale “mancata trasparenza informativa” scadrà infatti nell’estate del 2027 (a 10 anni esatti dalla quotazione del luglio 2017).

 

Se desideri unirti alla nostra azione collettiva per far valere i tuoi diritti e ottenere un giusto risarcimento, compila il form sottostante (specificando il nome dell’azione collettiva) e il nostro team ti invierà la documentazione necessaria per poter partecipare.

 

Altrimenti puoi contattarci ai seguenti numeri telefonici:

  • 0422 1451674
  • 348 3991 356

 


 

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