Veneto Banca
Procedura giudiziare e azione collettiva Veneto Banca
L’azione collettiva Veneto Banca. La vicenda della Veneto Banca e la conseguente Azione presenta delle evidenti affinità con quella analizzata successivamente con Banca Popolare di Vicenza: i due percorsi sono pressoché sovrapponibili. Veneto Banca è una Banca Popolare con sede in Montebelluna (TV) che, per anni, ha rappresentato un soggetto di riferimento per i piccoli e medi risparmiatori veneti, e non solo.
Una delle caratteristiche fondamentali che contraddistingue le Banche Popolari è il fatto che il valore delle azioni viene stabilito dalla società stessa, in assenza di un “confronto” con il mercato. Negli anni, Veneto Banca ha progressivamente aumentato il valore delle
proprie azioni, paventando risultati economico-finanziari invidiabili. Sennonché, nel 2013, la Banca d’Italia –seppur con notevole e incomprensibile ritardo – ha redatto una Relazione nei confronti dei vertici societari, infliggendo ai membri del Consiglio d’Amministrazione
della Banca sanzioni per complessivi € 2,7 milioni: ciò in ragione, tra le altre cose, di gravi irregolarità contabili.
A partire da tale momento, la situazione della Popolare Veneto Banca si è rapidamente aggravata, con pesanti conseguenze per gli azionisti.
In particolare, le Procure della Repubblica di Treviso e Roma hanno avviato un’inchiesta penale nei confronti della gran parte dei soggetti
che hanno occupato i vertici societari nell’ultimo decennio: i reati contestati – da quanto è trapelato – sarebbero l’usura, l’ostacolo all’attività delle Autorità di Vigilanza nonché l’aggiotaggio.
Più nello specifico, pare che i vertici dell’Istituto di Credito abbiano commesso una serie di gravi irregolarità, tali da falsare gravemente il valore attribuito alle azioni offerte al pubblico.
In primis, è emersa la concessione discriminata di finanziamenti in favore di soggetti insolvibili nonché di alcuni membri del Consiglio di
Amministrazione.
Inoltre, è stata constatata la prassi diffusa di concedere finanziamenti ai clienti onde consentire a questi ultimi di acquistare azioni Veneto Banca. In altri casi, la Banca ha utilizzato le aperture di linee di credito come “strumento di pressione” al fine di costringere i clienti ad acquistare le partecipazioni societarie.
Quindi, volendo individuare degli schemi di condotta dell’Istituto di Credito, si possono elencare tre ipotesi:
a. Acquisto “semplice”. Alcuni soggetti sono stati indotti all’acquisto sulla base di valutazioni patrimoniali che – alla luce delle indagini in corso – non corrispondevano ai dati reali. Il risultato è stata una significativa sopravvalutazione delle azioni e, di conseguenza, un grave danno in capo agli azionisti.
b. Acquisto di azioni quale condizione per l’ottenimento di finanziamenti. Altri soggetti sono stati costretti ad acquistare azioni degli istituti di credito come condizione imprescindibile per l’ottenimento di finanziamenti.
In altre parole, l’acquisto delle azioni fungeva da “corrispettivo” o “leva” per l’apertura di linee di credito. Non solo. Spesso gli istituti di credito promettevano agli acquirenti che – a fronte dell’acquisto della azioni stesse – sarebbero state accordate loro condizioni economiche più favorevoli: promesse regolarmente tradite.
c. Acquisti finanziati dagli istituti di credito. In alcuni casi, gli istituti di credito sono persino giunti a concedere mutui di scopo finalizzati al solo acquisto di azioni dell’istituto stesso. In altri termini, le banche popolari concedevano prestiti onerosi ai propri clienti affinché questi acquistassero azioni della banca stessa.
Le conseguenze della Relazione e delle indagini sul valore delle azioni è stato sin da subito deleterio: il 18 aprile scorso, l’Assemblea dei soci ha svalutato le azioni Veneto Banca del 22,8%, passando da € 39,50 a € 30,50. In un istante è andato in fumo un miliardo di euro.
Sfortunatamente, la situazione potrà solo peggiorare.
Il prossimo dicembre l’Assemblea dei soci si riunirà nuovamente: gli analisti e la stampa specializzata danno per certo un nuovo – ed ancor più incisivo – ribasso. Nel corso del prossimo anno, poi, Veneto Banca dovrà necessariamente trasformarsi in una Società per Azioni, così come imposto dal d.l. 24 gennaio 2015, n. 3, con cui il Governo ha varato la c.d. “Riforma delle Banche Popolari”: in tale occasione emergerà il reale valore patrimoniale dell’Istituto Bancario che – purtroppo – si profila ben inferiore rispetto a quello sino a oggi rappresentato. Di conseguenza, per i soci di Veneto Banca si prospettano nuove – e significative – perdite.
Peraltro, le Disposizioni di Attuazione redatte dalla Banca d’Italia prevedono espressamente che le Banche Popolari possano introdurre clausole statutarie con limitare il rimborso delle azioni del socio uscente:
ottenere i propri denari sarà ancor più difficoltoso.
A oggi, gli azionisti non sono in grado di alienare le proprie azioni, la Banca non è disposta – visti anche i limiti imposti dal legislatore – a riacquistarle né – ove siano stati concessi finanziamenti in favore dei soci – a porle in compensazione.
L’azione collettiva di movimento diritti europei con gli azionisti di Veneto Banca
E’ stata affidata a Tlc Lawyers Calvetti &Partners è in questi periodo impegnato in uno studio teso a proporre un’azione collettiva ( class
action ) nei confronti dell’intera catena di gestione degli istituti di credito (amministratori, sindaci, società di revisione e Banca d’Italia), così da poter ottenere il ristoro dei danni morali e patrimoniali subiti dagli azionisti in conseguenza della svalutazione delle partecipazioni
societarie.
Non vi è dubbio, infatti, che tali danni siano il risultato delle false valutazioni operate dai vertici degli istituti di credito nonché dell’omessa
vigilanza da parte dei soggetti deputati a tale attività.
Le iniziative che lo Studio si appresta a intraprendere riguarderanno – oltre all’ambito civile – anche il versante penale, così da poter
assicurare il raggiungimento del miglior risultato.
Per maggiori informazioni info@dirittieuropei.com oppure contattare 0421 630545
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